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Il mio conto in sospeso con Marrakech

Il Marocco, o meglio Marrakech, per me è stato un po’ come quel nuovo giocattolo tra le mani di un bambino e sottratto immediatamente. Mi ha incuriosito, ci siamo scontrati così forte da non capirci all’istante e non ci è stato dato il tempo di rimediare. Bhè, abbiamo un bel conto in sospeso io e Marrakech!
Sarò sincera. Marrakech non mi ha conquistata, su due piedi potrei addirittura dire non mi sia piaciuta.
Ma quando quella domenica mattina sono salita sul minivan per raggiungere, dopo nemmeno 24 ore, l’aeroporto ho sentito una strana stretta allo stomaco mista a nostalgia. Dal mio finestrino guardavo una Marrakech ancora sonnecchiante: bambini giocare con i tamburelli nei vicoli, un uomo che alza la serranda del proprio negozio, gruppi di uomini intenti a fare colazione su bassi sgabelli di plastica. Non c’era la stessa confusione del giorno prima, nella sua insolita tranquillità sono riuscita ad apprezzarla.

Perché Marrakech non mi è piaciuta immediatamente?

Il caos. In primis. Tra carretti trainati da muli, motorini sfreccianti ovunque, folla di turisti e non.
La difficoltà nell’orientarsi nella medina. Hai presente un labirinto? La medina è esattamente la stessa cosa: ogni vicolo è uguale al precedente! Mi sono ritrovata a passare davanti agli stessi negozi circa 3-4 volte e ho pensato a quante risate si facessero i proprietari a guardare i turisti disorientati. Non voglio esasperare questo aspetto, spendendo qualche giorno in città sicuramente diventerebbe più semplice spostarsi.
La continua sensazione di essere truffati. Ed è una bruttissima sensazione, non si riesce a vistare tranquillamente la cittadina. Tutti, ma davvero tutti, ti indirizzano verso la Grand place (Jema el-Fnaa), verso le concerie perché è l’ultimo giorno e poi i mercanti torneranno sulle montagne, come ha scritto Emanuele di Recyoutrip nel suo post. Ed io stavo per cascarci! Qualcuno si è avvicinato con aria amica dicendomi di non avere paura, visto il mio essere scostante, e poi mi indicato la strada per le concerie.
Il caldo. Voi direte: “cosa ti aspettavi? Sei in nord Africa!”. Avete ragione, ma non credevo nemmeno di trovare così tanto caldo che, sommato agli altri fattori, ha contribuito a rendere il tutto più difficile.

Vista terrazza Nomad Marrakech

Di cosa mi sono innamorata a Marrakech?

Del cocente the alla menta. È un cliché, ormai, il the alla menta marocchino ma è uno dei migliori che abbia mai bevuto. E l’ultimo sorso è sempre il più buono!


Dei profumi, uno in particolare. Nel gruppo Facebook “Marocco mon amour!” mi hanno aiutata a scoprire di cosa si tratta. Si tratta di ambra e sono piccoli mattoncini che profumano gli ambienti. Esattamente quel profumo che mi fa pensare “Questo è Marocco!”.
Del riad. Sembra di essere in una bolla di sapone. Coccolati e lontani dal caos chiuso alle nostra spalle.
Dell’architettura. Dai colori allo stile, l’architettura marocchina è ipnotizzante! Tra l’innovazione andalusa e le tradizioni dei berberi, nasce uno stile equilibrato e unico nel suo genere. Un grande esempio è la Medersa Ben Yosseuf, la più antica scuola coranica del nord Africa.

Medersa Ben Youssef Marrakech

Le medaglie, però, hanno sempre due facce.
Se nella medina si ha perennemente la sensazione di essere truffati, all’interno del riad le attenzioni e la gentilezza delle persone è commovente.

Un uomo del personale si è occupato di noi dal momento in cui siamo arrivati, ci ha riempito di consigli utili e messo in guardia; quando stavamo per andare via, ha preso la mia tracolla e l’ha spostata in avanti, dicendomi “meglio così”. Un gesto tanto semplice quanto per nulla scontato. Ho trascorso l’intero sabato pomeriggio nella corte del riad, a prenotare i voli, a cancellare prenotazioni e chiamare banca, compagnia aerea in Italia e Portogallo, l’aeroporto di Marrakech. Lui ci ha visti così in crisi e, senza chiedergli nulla, ci ha portati una buonissimo the alla menta e dei biscotti (che avevamo ampiamente apprezzato la mattina stessa). Ha effettuato delle chiamate per noi! Per 24 ore è stato il nostro angelo in terra e, anche se non conosco il suo nome, gli sarò eternamente grata.

Marrakech è affascinante, ti ammalia con i suoi colori e architetture, ti cattura con i suoi profumi. Ma il suo popolo, a mio parere, è il suo stesso male.

Riad Bellamane Marrakech

1 Comment

  • Pietrolley

    Sinceramente il post mi fa pensare che nonostante siate rimasti solo un giorno, non è per forza detto che in futuro vogliate tornarci.
    Magari potreste optare per altre cittadine del Marocco, tipo Fez, Essaouira o Chefchaouen (la città azzurra)!

    21 ottobre 2017 at 7:17 AM
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