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Tra le vie di Alberobello

A distanza di mesi dal mio mini-tour alla ri-scoperta della Puglia, è arrivato il momento di parlarvi di Alberobello, una chicca pugliese conosciuta in tutto il mondo.
Come avrete capito – e come sapete – è una meta tremendamente turistica ma, se si scelgono periodi che non rientrano tra la media-alta stagione, si potrebbe avere la fortuna di essere tra i pochissimi turisti che vagano per la cittadina.

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Prima ancora di parlarvi di Alberobello, vorrei soffermarmi su di un qualcosa che mi ha praticamente tenuta incollata al finestrino.
Il tutto riunito in due lettere e tre numeri: S.P. 113.
Ho sempre preferito le strade secondarie alle noiosissime autostrade.
E ancora una volta non mi sono sbagliata.
Una volta presa l’uscita della statale verso Alberobello, il panorama è cambiato: muretti a secco ai lati, uliveti e nuvolette bianco-rosa di fiori di ciliegio.
Vi consiglio vivamente di percorrere la S.P. 113 per raggiungere la Valle d’Itria e Alberobello.

Ed eccoci finalmente arrivati ad Alberobello, il cuore pulsante della zona dei Trulli che, con le sue 1500 costruzioni, fa parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Quando vengo ad Alberobello mi sembra di tornare indietro nel tempo.
A partire dal XV secolo gli abitati di Acquaviva cominciarono ad insediarsi nella zona che oggi corrisponde ad Alberobello.

Ma perché esistono i trulli? Perché sono costruiti a secco?

Entrando in un trullo-bottega ci è stato spiegato che nel 1500 l’area in cui oggi si trova Alberobello era sotto la dominazione del Regno di Napoli. I conti di Acquaviva, proprietari del feudo, diedero la possibilità ai contadini di insediarsi nelle loro terre e costruire dei rifugi con la pietra locale a patto che fossero a secco. A secco perché qual ora ci fosse stata un’ispezione da parte del vicerè Spagnolo, si potessero demolire facilmente. Il tutto per evitare di pagare le tasse sulle nuove costruzioni.

Alberobello la si può visitare in una giornata. Vi basterà perdervi tra i mille vicoli che i trulli creano per andare alla scoperta di questo pezzo di storia.

Rione Monti

In questo quartiere sono presenti più di 1.000 trulli, per lo più adibiti a ristoranti, piccole botteghe artigianali e negozi di souvenir. Le strade di questo quartiere portano tutte ad una collina dove è situata la Chiesa di Sant’Antonio. Passeggiando per Via Monte Nero, Via Monte Pasubio o Via Monte San Michele – le più famose di Rione Monti – vi sembrerà di camminare in un presepe.

Rione Monti - Alberobello

► Chiesa di Sant’Antonio

Risalendo le stradine del Rione Monti, come detto sopra, si arriva alla collina dove è situata la chiesa di Sant’Antonio. Ovviamente non poteva non essere a forma di trullo e ciò rappresenta la sua particolarità.

Chiesa Sant'Antonio - Alberobello

► Terrazzino Belvedere

Una volta usciti dal Rione Monti, avrete avanti a voi una scalinata che porta al Terrazzino Belvedere. Il paesaggio che avrete avanti ai vostri occhi sembrerà quasi surreale: una distesa di “piccoli” tetti a forma di cono sarà la protagonista della vostra vista!

Terrazzino Belvedere - Alberobello

Trullo Sovrano ed il Centro Storico

Dopo aver attraversato Piazza del Popolo e l’intero Corso Vittorio Emanuele, vi ritroverete nuovamente a passeggiare tra i trulli del centro storico. Tra tutti spicca il Trullo Sovrano, l’unico ad essere costruito su due piani.

Trullo Sovrano - Alberobello

Centro storico - Alberobello

Credo che il modo migliore per scoprire un luogo nuovo sia perdersi e Alberobello è perfetta per perdersi. Con i suoi trulli ed i vicoletti che si formano, è come un labirinto dal quale, ne sono sicura, non vorrete più trovarne l’uscita.

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2 Comments

  • Manuela

    Il nuovo logo mi piace un sacco Ale!!! 🙂
    E questo post su Alberobello.. che te lo dico a fare 🙂

    24 ottobre 2015 at 11:43 AM
    • Alessia - Nata per Viaggiare
      Alessia Musella

      Grazie davvero Manu! 😀 prima o poi troverò il logo che sentirò MIO, ma per ora questo mi piace!
      Alberobello… è troppo bella! Vorrei tanto tornarci, magari in questo periodo.

      24 ottobre 2015 at 3:47 PM
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