Rione Sanità – l'anima coraggiosa di Napoli

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Mi risulta sempre difficile parlare di Napoli, un po’ come succede con tutte le cose belle che ci appartengono. Quasi a volerle custodire gelosamente.
Eppure ci sono storie che meritano di essere raccontate, di essere conosciute e raggiungere quante più persone possibili… come quella del Rione Sanità.

Nei miei fine settimana napoletani, quando ero più piccola, nonno mi portava sempre alla scoperta della città, quasi a voler recuperare il tempo perso tra noi – io con nonno, io con la città, nonno con la sua voglia di fare. Musei, quartieri, curiosità, storie e leggende. Diverse volte siamo passati per Materdei e il Rione Sanità e lui non mancava mai di raccontarmi la sua infanzia lì.

Il Rione Sanità è il fulcro di tutto. Un rione di cui avevo sentito parlare ben poco se non negli ultimi due anni, un rione di cui, prima, avevo sentito parlare solo da nonno.
Probabilmente in passato è stato un rione importante data la vicinanza alla Reggia di Capodimonte ma, dopo la costruzione del Ponte della Sanità, è stato emarginato ed escluso dalla vita locale. L’unico ponte che, anziché unire, ha diviso (cit). E se Napoli sembra riuscire ad abbattere i pregiudizi e luoghi comuni, per il Rione Sanità è stato più difficile, le uniche parole che riuscivano ad affibbiare a questa zona erano degrado e criminalità. Non è difficile trovare un napoletano “degli alti quartieri” che non abbia mai messo piede nel rione.

Rione Sanità fa rima con riscatto e coraggio.
E tutto questo grazie, soprattutto, alla Cooperativa Sociale La Paranza. Negli ultimi 14 anni, i ragazzi della cooperativa, hanno completamente stravolto il volto del rione creando lavoro e opportunità per tutti ovunque fosse possibile.
Ho avuto l’occasione di sentire la loro storia ben 2 volte e, in entrambi i casi, mi sono emozionata.

Non voglio svelare qui tutte le cose meravigliose che hanno fatto e continuano a fare, vorrei più che altro accompagnarvi in punta di piedi alla scoperta di questo rione, delle sue bellezze e della sua storia. Per conoscere la vera anima del Rione Sanità dovete conoscere i ragazzi della cooperativa, magari durante il tour delle Catacombe o del Miglio Sacro.

Partiamo? Mi raccomando: scarpe comode e stomaco vuoto.

Come raggiungere il Rione Sanità

Il Rione Sanità è racchiuso tra la collina di Capodimonte e il centro storico, a pochissima distanza dalla stazione centrale. È possibile raggiungerlo a piedi da quest’ultima, passando per 2 delle 4 porte della città (Porta Capuana e Porta San Gennaro), o dal centro storico incontrando numerosi punti di interesse. Con la linea 2 della metropolitana, scendendo alla fermata “Piazza Cavour”, ci troveremo all’ingresso del rione o con la linea 1 fermata “Museo”.

Cosa vedere nel Rione Sanità

Il mio suggerimento è di risalire la collina e partire dall’alto, per poi ritrovarsi immersi nel rione e iniziare la discesa ai diversi punti di interesse.

Le Catacombe di San Gennaro

Le Catacombe coprono 5600 metri quadri scavati nel tufo della collina di Capodimonte, non si trovano sottoterra ma dentro, sono le più vaste del sud Italia e sono divise su due livelli non sovrapposti. Il primo livello risale al III secolo e, con l’arrivo delle spoglie di Sant’Agrippino e successivamente San Gennaro, quando molti fedeli decisero di essere sepolti nello stesso luogo del Santo, fu ampliato e divenne anche luogo di culto. Nel livello inferiore, Paolo II, fece costruire un vestibolo battesimale e una residenza vescovile d’emergenza.

La Cooperativa qui ha svolto un lavoro eccezionale:
• ha provveduto all’abbattimento delle barriere architettoniche rendendo, quindi, il sito accessibile a tutti. Ci si muove all’interno del sito tramite rampe e non scale, le uniche presenti sono quelle dell’ingresso principale. Per chi ha difficoltà motorie si può chiedere l’accesso da un altro punto;
• le catacombe sono ricche di affreschi e si sta provvedendo a realizzare delle tavole tattili per i non vedenti;
• ultimo ma non meno importante, hanno realizzato un app per gestire l’illuminazione all’interno delle catacombe: 1. in questo modo gli affreschi non sono esposti alla luce perennemente, quindi si deteriorano meno 2. per evitare gli sprechi e ammortizzare i costi.

“La città dei vivi, la città dei morti”. Il livello inferiore delle Catacombe di San Gennaro riflette a pieno la pianta della città, del centro storico: decumano centrale e ai lati i numerosi cardini.

Il Ponte della Sanità

L’unico ponte che ha diviso anziché unire“. Lo ha detto Miriam, una giovane ragazza del rione nonché guida del tour al quale ho partecipato. Un ponte il cui intento era unire la Reggia di Capodimonte al centro storico di Napoli. Mentre la viabilità ebbe i suoi benefici, il rione fu piano piano abbandonato a se stesso; questo ha permesso la rovina delle Catacombe e della Basilica di San Gennaro Extra Moenia (fuori le mura).

Nel 2012 il ponte è stato intitolato a Maddalena Cerasuolo (detta Lenuccia), la partigiana che lo salvò dalla distruzione da parte dei guastatori tedeschi nel 1943.

Su uno dei pilastri c’è una delle tantissime opere di street art che valorizza la zona. Si tratta di “tienem ca’ t’ teng” di Jerico de Cristo. Il nome dice già tutto, non c’è bisogno di spiegare.

La Basilica di Santa Maria della Sanità

Ricordo ancora appena uscita dalle Catacombe di San Gennaro, mi avvicinai a Gaetano e gli chiesi “Ma perché si chiama Rione Sanità”, lui mi disse di aspettare.

Subito dopo il ponte si arriva in Piazza della Sanità e sulla sinistra c’è la Basilica di Santa Maria della Sanità, uno dei principali esempi di barocco napoletano. Fra Nuvolo, architetto e frate domenicano, progettò la chiesa su commissione dei Domenicani e fu costruita tra il 1602 e il 1610, inglobando in essa le catacombe di San Gaudioso.

Nella cripta sotto la monumentale scala barocca c’è il tempio della Madonna, più antica di tutta la Campania, in grado di curare, di sanare. Da qui il nome del Rione Sanità.

Le Catacombe di San Gaudioso

Dopo secoli di abbandono, le Catacombe di San Gaudioso sono tornate attive grazie ai frati Domenicani nel 1600, che le utilizzarono come luogo di sepoltura per la nobiltà.

Decisamente più piccole rispetto a quelle di San Gennaro, le catacombe di San Gaudioso colpiscono per i piccoli cunicoli, per i teschi e gli scheletri disegnati e le antiche pratiche che avvenivano qui sotto. E proprio qui ho scoperto l’origine di alcune parole del dialetto napoletano.

CONSIGLIO

nel caso in cui hai già visitato le catacombe di san gennaro, il biglietto è valido 12 mesi per visitare anche le catacombe di san gaudioso. ultimo ingresso ore 13:00.

Il cimitero delle Fontanelle

Il Cimitero delle Fontanelle è un antico ossario risalente al XVI secolo e deve il suo nome alla presenza di fonti d’acqua nel passato.
Fino al 1654 perse la sua utilità, poiché i corpi dei defunti venivano interrati nelle chiese, ma in quell’anno venne dato l’ordine di riaprirlo a causa delle peste che decimò la popolazione. 250.000 salme su una popolazione di 400.000 abitanti.
“A questa disgrazia ne seguirono altre carestietre rivolte popolari e altrettanti terremoti, nonché  cinque eruzioni del Vesuvio ed in ogni caso si utilizzò il Cimitero delle Fontanelle per accogliere le salme.” (fonte cimiterofontanelle.com)

Nella cultura napoletana era, ed è, abitudine svolgere il rito delle “anime pezzentelle”: ovvero l’adozione e la cura di un determinato cranio di un’anima abbandonata in cambio di protezione e agevolare il proprio passaggio in Paradiso.

Il cimitero è ricco di storie, leggende, curiosità e aneddoti quindi è consigliata la visita con una guida per comprendere e scoprire a pieno questo luogo (prenotazione su cimiterofontanelle.com)

Palazzo San Felice e Palazzo dello Spagnuolo

Napoli è piena di palazzi storici e dalle architetture mozzafiato ma, nel Rione Sanità, regnano Palazzo San Felice e Palazzo dello Spagnuolo, entrambi opera dell’architetetto Ferdinando Sanfelice.

Entrambi i palazzi, con i loro cortili e le particolari scalinate, sono stati numerose volte set cinematografici. Tra tutti il film Questi Fantasmi e Il Sindaco del Rione Sanità dalle commedie di Edoardo De Filippo, I Bastardi di Pizzofalcone, Rosy Abate – la serie, Gomorra, Sense8 serie originale Netflix.

Il Palazzo dello Spagnuolo, chiamato così perché venne acquistato da un nobile di Spagna, ha ospitato in passato l’istituto delle guarattelle (museo dei burattini locali e internazionali); al momento, invece, il secondo e il terzo piano sono di proprietà del Comune che sta istituendo il Museo di Totò.

CONSIGLIO

RICORDATE CHE SI TRATTA PUR SEMPRE DI DUE PROPRIETà PRIVATE, LA GENTE VIVE ALL’INTERNO DI QUESTI PALAZZI QUINDI LA PAROLA “RISPETTO” è INDISPENSABILE. NON URLARE, SPECIALMENTE NELLE ORE POMERIDIANE O SERALI, NON ADDENTRASI TROPPO O SALIRE LE SCALE.

Dove e cosa mangiare nel Rione Sanità

Siamo pur sempre a Napoli e, per me, significa “cibo”. Anche nel Rione Sanità non si rimane a bocca asciutta. Se arrivate al mattino presto in tempo per la colazione o per una merenda post camminata, la sosta perfetta è la Pasticceria Poppella (Via Arena alla Sanità 28/29) con il suo inimitabile “Fiocco di neve”.. anche se mi fa pensare più ad una dolcissima nuvoletta. Se, invece, siete tipi da salato il Tarallificio Esposito (Via Sanità 129) è il posto che fa per voi – appunto: tarallo ‘nsogna e pepe. Per la pizza fritta l’indirizzo giusto è Isabel de Cham (Via Arena della Sanità, 27) e per la pizza classica napoletana c’è Concettina ai Tre Santi (Via Arena della Sanità, 7 Bis)

CURIOSITÀ

ALCUNE ATTIVITà DEL RIONE SANITà HANNO CREATO UN PRODOTTO IN NOME DELLA FONDAZIONE SAN GENNARO e il ricavato della vendita del prodotto va a sostenere la fondazione che ogni giorno si impegna a curare, valorizzare e creare il bello del rione sanità. la pizzeria “concettina ai tre santi” ha nel menù la pizza “fondazione san gennaro” – stra consigliata!! si mangia un prodotto ottimo e si sostiene la fondazione.

Cosa leggere prima della visita

Ultimamente mi piace dedicarmi alle letture legate al luogo che andrò a visitare. Semplicemente per creare una connessione e conoscere le storie.

Per chi è amante della lettura come me, consiglio Vico Esclamativo. Un libro nato dalla casa editrice della Fondazione di Comunità San Gennaro, ESG – Edizioni San Gennaro. Un libro che raccoglie e tesse, allo stesso tempo, le storie di chi il Rione Sanità lo ha sempre vissuto e ha deciso di continuare a viverlo.

“Vi chiediamo di aprire i vostri occhi, di far sì che siano curiosi, occhi che sanno vedere in ogni storia un punto esclamativo noto in passato come il punto ammirativo. Il punto che sanciva lo stupore e la meraviglia dell’incontro con la bellezza.”

Il libro è acquistabile dal sito della Fondazione San Gennaro o in alcune librerie – la Feltrinelli a Piazza dei Martiri, a Napoli, ne è provvista.

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  1. Io ci sono nato e vissuto nel Rione Sanità e Capodimonte che altro non è che una “frontiera” naturale assieme a via Santa Teresa degli scalzi,via Museo, via Foria. È un posto veramente magico bello sia in inverno che in estate, un luogo popolato da gente povera principalmente ma onesta. Per assistere al dilagare della criminalità organizzata bisogna aspettare gli anni ottanta, periodo in cui lo stato inteso come politica locale si servì del criminale Cutolo per i suoi sporchi affari.

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